
Q.G. Terra a Bustler. Restate Siriport fino nuovo ordine. Contrammiraglio Vane W. Cassidy arriverà diciassette. Feldman. Comando Opermarina, Settsirio.
Il capitano alzò gli occhi: ogni allegria era scomparsa dai suoi lineamenti duri. Gemette. — Qualcosa non va? — domandò Burman, con un indefinibile presentimento.
McNaught puntò il dito su tre libretti sopra il tavolo e disse: — Quello di mezzo. Pagina venti. — Sfogliandolo, Burman trovò un capoverso che diceva: Vane W. Cassidy, C. Amm., Ispettore Capo Navi e Depositi.
Burman deglutì a fatica: — Questo significa…?
— Esattamente — disse McNaught senza entusiasmo — torniamo indietro all’accademia e a tutte quelle fesserie. Vernice e sapone, sputo e lucido. — Prese un’aria ufficiale e parlò con voce adeguata: — Capitano, lei è in possesso di solo settecentonovantanove razioni di emergenza. La sua dotazione è di ottocento, e niente nel libro di bordo giustifica questa razione mancante: dove si trova? Che cosa è accaduto? Com’è che da uno degli armadietti dei suoi uomini manca un paio di bretelle, ufficialmente registrate? È stata segnalata la perdita?
Inorridito, Burman domandò: — Perché ha pescato proprio noi? Non ci aveva mai beccati, prima.
— È proprio questo, il perché — rispose McNaught guardando cupamente la parete: — È il nostro turno di fare il giro della chiglia. — Cercò con gli occhi il calendario: — Abbiamo tre giorni, e Dio sa se ci bastano! Dica al secondo ufficiale Pike di venire qui subito.
Burman partì, nero. Pike arrivò subito dopo: la sua faccia era la dimostrazione del vecchio adagio “le cattive notizie volano”. McNaught ordinò: — Mi faccia una bolletta per quattrocento chili di vernice plastica grigio marina, del tipo regolamentare. Poi me ne prepari un’altra per centoventi chili di smalto bianco per interni. Porti le bollette ai magazzini dell’astroporto qui fuori. Dica loro di procurare tutto per stasera alle sei, insieme con i pennelli e gli spruzzatori necessari. Si prenda tutto il materiale per la pulizia che riuscirà a trovare.
