Pike osservò debolmente: — I ragazzi non saranno contenti.

— Saranno entusiasti — affermò McNaught. — Una nave fiammante e lustra, pulita a dovere, è ottima per il morale. Lo dice il manuale. Si sbrighi a portare quelle bollette; quando torna mi trovi le liste d’inventario delle provviste e dell’equipaggiamento e le porti qui perché dobbiamo controllare le dotazioni prima che arrivi Cassidy. Una volta che lui sarà qui non avremo più possibilità di procurarci quello che manca o filare fuori di contrabbando quello che ci trovassimo in più.

— Va bene, signore. — Pike uscì con la stessa faccia di Burman. McNaught mugolò tra sé e sé mentre si allungava sulla sedia: qualcosa sarebbe sicuramente saltato fuori all’ultimo minuto e avrebbe causato un guaio, se lo sentiva nelle ossa.

La mancanza di un oggetto sarebbe già stata qualcosa di serio, a meno che a suo tempo non fosse già stata segnalata; un’eccedenza sarebbe stata una brutta faccenda, davvero brutta. Mentre il primo caso avrebbe implicato una mancanza di cura o semplice sfortuna, il secondo avrebbe significato furto di proprietà governative compiuto in piena luce e in circostanze permesse dal comandante.

Per esempio, quel recente caso di Williams, dell’incrociatore pesante Swift: ne aveva avuto notizia dalle parti di Boote. Williams era stato trovato in possesso ingiustificato di undici rotoli di filo per recinti elettrificati, mentre la sua dotazione ufficiale era di dieci: c’era voluta la corte marziale per decidere che il rotolo in più, che su certi pianeti aveva un enorme valore come merce di scambio, non era stato rubato da un magazzino spaziale o “teletrasportato a bordo”, secondo il gergo dei naviganti. Tuttavia Williams era stato ammonito e questo non avrebbe certo favorito una promozione.



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