
La desolante infelicità della sua voce fece breccia in Carr. — Cos’è questa faccenda? Per favore, ditemelo.
La ragazza lo fissò, scossa. — Adesso? — Descrisse con lo sguardo un mezzo cerchio intorno alla stanza, lasciandolo poi vagare verso la parete di vetro. — No, non qui. Non posso. — Le dita della mano destra si arricciavano come se stesse suonando un frenetico arpeggio. D’un tratto affondarono nella tasca del giubbetto e ne uscirono stringendo un mozzicone di matita tutto rosicchiato. La ragazza strappò un foglio dal blocco d’appunti di Carr e si mise a scribacchiare in fretta.
Mentre Carr la guardava dubbioso, un’ampia zona di tessuto grigio si parò davanti alla sua vista: era Tom Elvested che si era avvicinato a loro dalla scrivania accanto. La ragazza rivolse a Tom una rapida, strana occhiata, poi continuò a scribacchiare. Tom l’ignorò.
— Senti Carr — cominciò in tono amabile — Midge e io abbiamo un appuntamento stasera. Ha un’amica che credo ti piacerebbe. Uno splendore, un sacco di cervello, ma un po’ timida e riservata. Vorremmo che tu venissi con noi.
— Mi spiace ma non posso, ho già un appuntamento — rispose Carr, irritato. L’infastidiva il fatto che Tom discutesse di faccende personali davanti a un candidato.
— Non farti l’idea che ti stia chiedendo un servizio sociale — proseguì Tom un po’ stizzito. — Quella ragazza è bella da morire ed è molto più il tuo tipo di… S’interruppe.
— Di Marcia stavi per dire? — gli chiese Carr. — In ogni caso, è proprio con Marcia che ho un appuntamento.
