Sono perfino autore di un’autobiografia che è stata pubblicata la settimana scorsa.

A proposito del mio inglese, la lingua che uso nell’autobiografia, l’ho imparato grazie a un battelliere che scendeva il Mississippi fino a New Orleans circa duecento anni fa. Ho imparato di più, in seguito, dagli scrittori di lingua inglese, da Shakespeare a Mark Twain e a H. Rider Haggard, che ho letto con il passare dei decenni. L’ultima trasfusione l’ho ricevuta dai racconti polizieschi dell’inizio del ventesimo secolo, pubblicati dalla rivista Black Mask. Le avventure di Sam, Spade, l’investigatore creato da Dashiell Hammett, sono state le ultime che ho letto prima di darmi, per così dire, alla latitanza.

E questo accadde a New Orleans nel 1929.

Quando scrivo tendo a usare un vocabolario che per me sarebbe stato naturale nel secolo decimottavo, in frasi ispirate dagli autori che ho letto. Ma, nonostante il mio accento francese, il mio modo di parlare è una via di mezzo tra la lingua del battelliere e quella dell’investigatore Sam Spade. Perciò spero che mi perdonerete se il mio stile è incoerente. E così ogni tanto rovino l’atmosfera di una scena settecentesca.

L’anno scorso sono riemerso nel ventesimo secolo.

A portarmi qui sono state due cose.

Innanzi tutto le informazioni ricevute dalle voci amplificate che avevano incominciato a diffondersi rumorosamente nell’aria più o meno all’epoca in cui mi ero steso a dormire.

Mi riferisco alle voci delle radio, ovviamente, e dei fonografi e dei televisori apparsi più tardi. Sentivo le radio delle macchine che passavano per le strade del vecchio Garden District, vicino al posto dove mi trovavo. Sentivo i fonografi e i televisori accesi nelle case intorno alla mia.



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