Jason disse: — I Sei non invecchiano.

— Oh, sì — disse Heather. — Oh, sì che invecchiano. — Alzò una mano a sfiorare i capelli ondulati di Jason. — Da quanto li tingi, amore? Un anno? Tre?

— Sali sull’aerauto — rispose bruscamente lui, spingendola davanti a sé, fuori dall’edificio, sull’Hollywood Boulevard.

— Salirò — disse Heather — se mi farai sentire un si naturale acuto. Ricordi quando hai…

Lui la spinse di peso sulla Rolls, vi si infilò dopo di lei, si voltò per aiutare Al Bliss a chiudere la portiera e poco dopo si alzavano nel cielo della sera cosparso di nubi cariche di pioggia. Il grande cielo scintillante di Los Angeles era luminoso come se fosse mezzogiorno. “E per te e per me è mezzogiorno” pensò lui. “Per noi due, in tutti i tempi a venire. Sarà sempre com’è adesso, perché siamo Sei. Tutti e due. Che loro lo sappiano o no.

“E non lo sanno” pensò acido, godendosi lo humour nero della situazione. La consapevolezza che loro due avevano, la consapevolezza non condivisa. Perché così doveva essere. E così era sempre stato… anche adesso che tutto era finito nel peggiore dei modi. Peggiore, perlomeno, agli occhi dei pianificatori. Dei grandi dotti che avevano tirato a indovinare e si erano sbagliati. Quarantacinque splendidi anni prima, quando il mondo era giovane e goccioline di pioggia erano ancora posate sui ciliegi giapponesi di Washington D.C. ormai scomparsi. E il profumo della primavera che si spandeva sopra il nobile esperimento. Almeno per un po’.

— Andiamo a Zurigo — disse.

— Sono troppo stanca — rispose Heather. — E poi quel posto mi annoia.

— Ti annoia la casa? — Jason era incredulo. L’aveva scelta lei per loro due, e per anni erano corsi a rifugiarsi lì, soprattutto per sfuggire ai fan che Heather odiava tanto.



4 из 218