Che se lo meritava: aveva cantato bene, quella sera. Quasi quanto… Jason sorrise tra sé, in segreto. “Al diavolo, ammettiamolo” pensò. “Non accendono tutti quei televisori 3-D per vedere l’ospite d’onore. Ci sono mille ospiti d’onore sulla faccia della Terra, e qualche altro nelle colonie marziane. Accendono il televisore per vedere me. E io ci sono sempre. Jason Taverner non ha mai deluso i suoi fan e mai li deluderà. A prescindere da quello che Heather prova per loro.”

— Non ti piacciono — disse Jason mentre avanzavano contorcendosi, tirando gomitate e abbassando la testa nel corridoio troppo riscaldato, saturo dell’afrore dei colpi sudati — perché tu non ti piaci. Sei convinta che abbiano cattivo gusto.

— Sono stupidi — grugnì Heather, e imprecò sottovoce quando il grosso cappello a torta le cadde dalla testa e scomparve per sempre nel ventre della balena rappresentato dalla massa dei fan.

— Sono degli Ordinari — disse Jason. Aveva le labbra accostate all’orecchio di lei, in parte sommerso dalla rigogliosa giungla dei lucidi capelli rossi di Heather. La famosa cascata di capelli, copiata in maniera accurata ed esperta nei saloni di bellezza di tutta la Terra.

Heather ringhiò: — Non pronunciare quella parola.

— Sono degli Ordinari… e idioti. Perché… — Le mordicchiò il lobo dell’orecchio. — Perché è questo che significa essere Ordinari. No?

Lei sospirò. — Dio, essere sull’aerauto che vola nel vuoto. È questo che desidero: un vuoto infinito. Senza voci umane, odori umani, mascelle umane che masticano chewing-gum di plastica in nove colori iridescenti.

— Tu li odi davvero — aggiunse lui.

— Sì. — Lei annuì decisa. — E li odi anche tu. — Si fermò per un istante, voltandosi a fissarlo. — Sai che la tua voce se n’è andata, ormai. Sai che vivi di rendita dei tuoi giorni di gloria, che non torneranno più. — Gli sorrise. Calorosamente. — Stiamo invecchiando? — chiese, alzando la voce sopra gli strilli dei fan. — Assieme? Come marito e moglie?



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