
Dal portabagagli, all'improvviso, un tonfo cupo. Porca miseria, s'è rotto, lo sapevo. Cavolo. E poi non posso andare da lei con la macchina in queste condizioni. Carlotta chiamerebbe di certo la disinfestazione e poi non vorrebbe più vedermi. Alcuni
dicono che la macchina sia lo specchio del suo proprietario. Come i cani.
Stefano accosta vicino ad alcuni cassonetti e spegne il motore. Scende velocemente dall'Audi. Apre il portellone. Il suo portatile è rotolato di lato. Dev'essere uscito dalla borsa lasciata aperta, durante la curva. Lo prende, lo osserva da tutti i lati, sopra e sotto. Sembra integro. Solo una vite del monitor si è un po allentata. Meno male. Lo rimette nella borsa. Poi rientra in auto. Si guarda intorno. Storce la bocca. Un sacchettone gigante del supermercato semivuoto, residuo di una megaspesa del sabato pomeriggio, sbuca per metà dalla tasca sullo schienale del sedile passeggero. Lo prende. Stefano inizia a raccogliere velocemente tutto quello che gli capita sottomano. Lo infila nel sacchetto, finché c'entra. Poi scende, apre di nuovo il portabagagli, prende il computer e lo appoggia ai piedi di un cassonetto lì accanto. Lo sistema meglio perché stia in equilibrio e non cada a terra. Inizia a togliere anche dal portabagagli cose ormai inutili e dimenticate. Un vecchio sacchetto, la custodia di un cd, tre lattine vuote, un ombrello rotto, una scatola di scarpe vuota, la confezione scaduta di pile mezzo stilo, una sciarpa infeltrita. Poi, prima che il sacchettone trabocchi del tutto, va verso i cassonetti. Certo, guarda quanti sono... Vetro, plastica, carta, rifiuti solidi, rifiuti organici. Però. Precisi. Organizzati. E io questo dove lo metto? È tutta roba diversa. Boh. Quello grigio mi sembra il più adatto.
