
Jonathan Kellerman
Solo nella notte
«Ma la colomba mia, la compiuta mia, è unica.»
A Faye, Per Faye. Alla fine, c’è sempre Faye.
1
Al parco se ne vedono di cose.
Ma come quello che ho visto stasera…
Dio…
Vorrei aver sognato, invece ero sveglio, e sentivo odore di carne al chili, di cipolle e poi di pini.
La macchina si è fermata ai bordi del parcheggio. Sono scesi e si sono messi a parlare. Poi lui l’ha presa forte, come per abbracciarla. Ho pensato che volevano baciarsi e sono stato a guardare.
Poi di colpo lei ha fatto un suono strano, come un cane o un gatto se lo calpesti.
Lui l’ha lasciata e lei è caduta. Poi lui si è chinato e il suo braccio ha cominciato a muoversi su e giù, veloce veloce. Ho pensato che la stesse picchiando ed era una cosa brutta, continuavo a pensare che forse dovevo fare qualcosa. Ma ho sentito un altro rumore, veloce, molle, come il macellaio a Stater Brothers giù a Watson quando taglia la carne: ciac ciac ciac.
E non la smetteva più, con quel braccio che saliva e scendeva.
Non respiravo. Mi sentivo il cuore caldissimo e le gambe fredde. Poi calde e bagnate.
Mi sono pisciato addosso, come un bambino piccolo!
Il ciac ciac è finito. Lui si è rialzato, era grande e grosso, si è asciugato le mani sui calzoni. Aveva qualcosa in mano e lo teneva come se gli facesse un po’ schifo.
Si è guardato intorno. Poi verso di me.
Mi vedeva, mi sentiva… mi fiutava?
Continuava a guardare. Io volevo scappare ma sapevo che mi avrebbe sentito. Ma restando lì potevo finire in trappola. Come poteva vedere dietro le rocce? Sono come una grotta senza tetto, solo crepacci per guardar fuori; è per questo che sono venuto qui.
