Lo stomaco ha cominciato a ballarmi dentro e avevo tanta voglia di scappare che sentivo i muscoli fremere sotto la pelle delle gambe.

Fra gli alberi è passato un venticello che ha portato odore di pino e puzza di piscio.

E se soffiava contro la carta del chiliburger e faceva rumore? Lui avrebbe sentito il mio odore?

Si è guardato ancora intorno. La pancia mi faceva male da morire.

A un tratto è tornato di corsa alla macchina, è salito e se n’è andato.

Io non volevo vedere quando è passato sotto il lampione, all’angolo del piazzale, non volevo leggere il numero della targa…

PLYR 1.

Le lettere mi sono rimaste impresse nella mente.

Perché ho guardato?

Perché?


Sono seduto ancora qui. Il mio Casio dice 01.12.

Devo andare via da qui ma se lui è ancora qui vicino e ritorna… No, che stupidata, perché dovrebbe tornare?

Non ce la faccio più. Lei è là e io sento odore di piscio e carne e cipolle e chili. Era una cena vera, l’avevo presa all’Oki-Rama sul boulevard. Là dove c’è quel cinese che non sorride mai e non guarda mai in faccia. Mi è costata due dollari e trentotto e adesso ho voglia di vomitarla.

I jeans mi si stanno appiccicando addosso, mi fanno il solletico. Andare ai gabinetti pubblici dall’altra parte del piazzale è troppo pericoloso… Quel braccio che andava su e giù. Come uno che lavora. Non era grosso come Moron, ma era grosso abbastanza. Lei non si immaginava di certo, si era lasciata abbracciare… Che cosa ha fatto per farlo arrabbiare così… E se è ancora viva?

No. Impossibile.

Sto attento, ascolto per sentire se fa qualche verso. Sento solo il rumore dell’autostrada sul lato est del parco e il traffico del boulevard. C’è poco da sentire stanotte. Certe volte, quando il vento soffia da nord, mi arrivano i suoni delle sirene delle ambulanze, le moto, i clacson. La città è qui intorno. Il parco sembra campagna, ma so che è diverso.



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