Quando lei se ne andò, suonò per ore lo Strumento. Vennero altri Ascoltatori e quelli che già avevano sentito Christian furono sorpresi dalla confusione della sua canzone.

Quella notte vi fu un temporale estivo, vento, pioggia e tuoni, e Christian scoprì che non riusciva a dormire. Non a causa della musica del temporale… aveva dormito durante centinaia di questi. Era colpa del registratore appoggiato dietro lo Strumento contro la parete. Christian aveva vissuto per circa trent’anni circondato solo da questo luogo bello e selvaggio, e dalla musica da lui stesso composta. Ma ora…

Ora non poteva fare a meno di porsi delle domande. Chi era Bach? Chi è Bach? Com’è la sua musica? In che cosa è diversa dalla mia? Ha scoperto cose che io non conosco?

Com’è la sua musica?

Com’è la sua musica?

Com’è la sua musica?

Finché all’alba, quando il temporale si era ormai calmato e il vento era cessato, Christian si alzò dal letto in cui non aveva dormito, ma dove si era solo rigirato per tutta la notte, prese il registratore dal suo nascondiglio e lo accese.

Dapprima udì qualcosa di strano, come un rumore, sonorità bizzarre che non avevano niente a che fare con i suoni della vita di Christian. Ma la struttura era chiara, e alla fine della registrazione, che durò meno di mezzora, Christian aveva padroneggiato l’idea della fuga e il suono del clavicembalo gli rodeva la mente.

Ed ogni notte, per molte notti, ascoltò la registrazione, imparando sempre di più finché arrivò l’Osservatore.

L’Osservatore era cieco ed un cane lo guidava. Venne alla porta e poiché era un’Osservatore la porta si aprì davanti a lui senza bisogno che bussasse.

— Christian Haroldsen, dov’è il registratore? — chiese l’Osservatore.

— Il registratore? — domandò Christian; poi capì che era inutile, prese l’apparecchio e lo diede all’Osservatore.

— Oh, Christian! — disse l’Osservatore, e la sua voce era triste e dolce. — Perché non l’hai restituito senza ascoltarlo?



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