
— Non sarà necessario dipingere la nave — dissi al presidente.
— Non dovrebbe fare un viaggio simile con le pareti trasparenti. Diventerebbe pazzo.
— Non sono un terragnolo. La visione sconvolgente dello spazio mi riempie di un blando, ma evanescente interesse. Voglio vedere se c’è qualcosa che mi arriva furtivamente alle spalle.
Il giorno prima della partenza, ero seduto tutto solo nel bar della General Products, e lasciavo che il burattinaio barista mi preparasse da bere con la bocca. Lo faceva benissimo. C’erano burattinai sparsi nella sala, a gruppetti di due o tre, con un paio d’uomini tanto per apportare un po’ di varietà. Ma non era ancora arrivata l’ora di bere. Il locale mi sembrava vuoto.
Ero soddisfatto di me stesso. I miei debiti erano stati tutti pagati, anche se questo non avrebbe avuto molta importanza, nel posto dove sarei andato. Sarei partito senza neppure un minicredito intestato a mio nome: non avevo altro che la nave…
Tutto sommato, m’ero tirato fuori da una situazione fastidiosa. Speravo che mi sarebbe piaciuto fare il ricco esule.
Sussultai, quando il nuovo arrivato sedette di fronte a me. Era uno sconosciuto: un uomo di mezza età con un costosissimo abito nero-notte e con una nivea barba asimmetrica. Mi congelai e feci per alzarmi.
— Si sieda, Mr. Shaeffer.
— Perché?
Me lo disse mostrandomi un disco azzurro. Un distintivo del governo della Terra. Lo esaminai per dimostrare che ero un tipo sveglio, non perché fossi in grado di distinguerne uno vero da uno falso.
