
«E adesso, badi! Se lei non avrà dato notizie entro una settimana, io farò detonare la bomba. Vi sono parecchi mondi a meno d’una settimana di volo nell’iperspazio, ma tutti riconoscono l’autorità della Terra. Se lei fugge, dovrà abbandonare la nave entro una settimana, quindi credo che difficilmente atterrerà su un mondo inabitabile. Chiaro?»
— Chiaro.
— Se mi sbaglio, lei potrà sottoporsi alla macchina della verità e dimostrarlo. Allora potrà prendermi a pugni sul naso, e sarò ancora io a farle le mie scuse.
Scossi il capo. Lui si alzò, s’inchinò e mi lasciò lì seduto agghiacciato.
Le cineprese dei Laskin avevano girato quattro filmati. Nel tempo che mi restava, li rividi parecchie volte, senza notare niente di strano. Se la nave si fosse imbattuta in una nube di gas, l’impatto avrebbe potuto uccidere i Laskin. Al perielio si muovevano a una velocità superiore alla metà di quella della luce. Ma ci sarebbe dovuto essere l’attrito, e nelle pellicole non vedevo segno di riscaldamento. Se erano stati attaccati da un essere vivente, era invisibile al radar e a un’enorme gamma di frequenze della luce. Se i reattori d’assetto si erano accesi incidentalmente (mi aggrappavo proprio alle pagliuzze), la luce non si vedeva in nessuno dei filmati.
Dovevano esserci forze magnetiche furibonde, nei pressi della BVS-1 ma questo non poteva aver causato danni. Nessuna forza del genere poteva penetrare uno scafo della General Products. Non poteva farlo neppure il calore, escluse certe bande speciali di luce irradiata, visibili almeno a uno dei clienti stranieri dei burattinai. Ho molte riserve sullo scafo della General Products, ma riguardano tutte la scialba anonimità della linea. Oppure, può seccarmi il fatto che la General Products detenga un monopolio quasi assoluto sugli scafi per astronavi, e non sia di proprietà di esseri umani. Ma se avessi dovuto affidare la mia vita, diciamo, allo yacht Sinclair che avevo visto al drugstore, avrei preferito andare in galera.
