Mancavano soltanto sei ore, e io non ero ancora riuscito a trovare la stella di neutroni. Probabilmente l’avrei vista solo per un istante, passandole davanti a una velocità superiore alla metà di quella della luce. La mia velocità doveva essere già enorme.

Le stelle si stavano colorando d’azzurro?

Mancavano due ore: ero sicuro che stessero diventando azzurre. La mia velocità era troppo elevata? Allora le stelle dietro di me dovevano essere rosse. I macchinari mi bloccavano la visuale posteriore, perciò misi in azione i giroscopi. L’astronave si girò torpidamente. E le stelle dietro di me erano azzurre, non rosse. Tutto intorno c’erano stelle biancazzurre.

Immaginate la luce che precipita in un pozzo gravitazionale tremendamente ripido. Non accelera. La luce non può superare la velocità della luce. Ma può guadagnare energia e frequenza. La luce mi cadeva addosso, sempre più potente via via che scendevo.

Lo dissi al dittafono. Quel dittafono era probabilmente lo strumento meglio protetto di tutta la nave. Avevo già deciso di guadagnarmi la paga servendomene, proprio come se prevedessi di poter incassare il mio compenso. Personalmente, mi chiedevo fino a che punto la luce sarebbe diventata intensa.

Lo Skydiver era ritornato sulla verticale, e il suo asse attraversava la stella di neutroni, ma adesso era rivolto con la prua verso lo spazio. Avevo creduto di aver fermato la nave in posizione orizzontale. Un’altra goffaggine. Attivai i giroscopi. La nave tornò a girarsi torpidamente, fino a quando arrivò a metà della rotazione. Poi sembrò mettersi a posto automaticamente. Sembrava che lo Skydiver preferisse tenere l’asse puntato verso la stella di neutroni.



15 из 23