Il bar era da qualche parte, nel palazzo della General Products. Non so esattamente dove, e con le cabine di traslazione non ha importanza. Io continuavo a fissare il burattinaio barista. Naturalmente, solo un burattinaio poteva accettare di farsi servire da un barista burattinaio; qualunque bipede si indignerebbe all’idea che qualcuno gli prepari da bere con la bocca. Io avevo già deciso di andare a cena altrove.

— Capisco il suo problema — dissi. — Le vendite ne risentiranno, se si viene a sapere che qualcosa può penetrare in uno dei vostri scafi, sfracellando l’equipaggio e riducendolo a chiazze di sangue. Ma io che c’entro?

— Vogliamo ripetere l’esperimento di Sonya Laskin e Peter Laskin. Dobbiamo scoprire…

— Servendovi di me?

— Sì. Dobbiamo scoprire cos’è che i nostri scafi non possono arrestare. Naturalmente lei può…

— Ma non lo farò.

— Siamo disposti a offrirle un milione di stars.

Mi sentii tentato, ma solo per un momento. — Lasci perdere.

— Naturalmente, verrà autorizzato a costruirsi la nave a modo suo, partendo da uno scafo numero 2 della General Products.

— Grazie, ci tengo a continuare a vivere.

— Ma non ci terrebbe a finire in gattabuia. Mi risulta che We Made It ha istituito nuovamente le prigioni per debitori. Se la General Products rendesse pubblico il suo bilancio…

— Ehi, un mo…

Lei ha debiti nell’ordine di cinquecentomila stars. Pagheremo i suoi creditori prima che lei parta. Se ritornerà… — Dovetti ammirare la sua sincerità: non aveva detto quando. — Se ritornerà, pagheremo il resto a lei. Potrà venire invitato a parlare del viaggio dai commentatori dei notiziari, nel qual caso guadagnerà altre stars.



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