Arrivò a Denver per il matrimonio della sorella minore. Nel corso del volo di ritorno perse la coincidenza a Chicago, allora ne approfittò per passare una settimana a Choom, che da allora è uno dei suoi posti preferiti.

La sua occupazione presso un’agenzia di pubblicità la porta a volare spesso; ormai parla il choomwot come una del luogo.

Sita ha insegnato a molti amici, di cui mi vanto di far parte, il suo sistema di viaggio tra gli altri piani e gli aeroplani. E la tecnica, il Metodo, si è diffuso al di là di Cincinnati. Inoltre, può darsi che sia stato scoperto da altri, perché ormai lo pratica un gran numero di persone, anche se non sempre volutamente. Le si incontra un po’ dappertutto.

Mentre ero presso gli asonu ho conosciuto un tizio del piano canadesiano, che più o meno è come il nostro, ma in gran parte è tutto Toronto. Mi ha detto che la loro tecnica di viaggio richiede solo di inghiottire due sottaceti di aneto, stringere la cintura, sedere a schiena ritta, su una sedia dura e senza toccare la spalliera, poi respirare dieci volte al minuto per dieci minuti. È una tecnica invidiabile per la sua facilità, rispetto alla nostra. Invece noi (le persone del piano dove vivo quando non vado altrove) per cambiare il piano di volo dobbiamo essere in un aeroporto, a quanto pare.

L’Agenzia Interplanaria ha accertato da tempo che una particolare combinazione di scomodità, tensione, indigestione e noia è il principale fattore che agevola il viaggio tra i piani. Ma la maggior parte delle persone che abitano negli altri piani d’esistenza non è costretta a soffrire come noi.

I rapporti e le descrizioni che seguono, e che riguardano altri piani, mi sono stati forniti da amici, oppure sono tratti da appunti presi nelle mie escursioni, o trovati in biblioteche di vari tipi. Mi auguro che possano spingere il lettore a provare il volo interplanario; se così non dovesse essere, potranno sempre servire a fargli passare un’ora di attesa in un aeroporto.



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