“Funzionerà” se lo ripeté per la centesima volta. “Basta che la fuga riesca.” Ser Ottyn si sarebbe diretto a sud, verso la Torre delle ombre, era la strada più breve per tornare alla Barriera. “Non perderà tempo con noi, non Wythers, non penserà ad altro che a tornare tutto intero.” Thoren Smallwood sarebbe stato comunque dell’idea di attaccare l’orda di Mance Rayder, ma la prudenza di ser Ottyn era troppo radicata, ed era lui il più anziano. “Non avrà nessuna importanza. Una volta che saremo scappati, che Smallwood attacchi pure chi gli pare. Che cosa ce ne frega? Se nessuno di loro farà ritorno alla Barriera, nessuno verrà a cercare noi, penseranno che siamo morti assieme agli altri.” Un’idea nuova dalla quale, per un momento, Chett fu tentato. Solo che per dare il comando a Smallwood, oltre al Vecchio orso avrebbero dovuto uccidere anche ser Ottyn e ser Mallador Locke, e tutti e due erano ben protetti giorno e notte… No, troppo rischioso.

«Chett» disse Piccolo Paul mentre arrancavano lungo una pista pietrosa che si snodava tra alberi-sentinella e pini-soldato. «Che ne facciamo dell’uccello?»

«Di quale fottuto uccello parli?» L’ultima cosa di cui Chett aveva bisogno in quel momento era una qualche testa di caprone che si mettesse a grugnire in merito a un uccello.

«Il corvo del Vecchio orso» rispose Piccolo Paul. «Se ammazziamo lui, chi è che gli darà da mangiare?»

«Che cazzo vuoi che me ne freghi? Ammazza anche l’uccello, se ci tieni.»

«Io non gli voglio fare del male, a nessun uccello» rispose il gigante. «Ma quello lì è un uccello che parla. Che succede se va a raccontare quello che abbiamo fatto?»

Lark delle Sorelle sghignazzò. «Piccolo Paul, duro di comprendonio come il muro d’un castello.»



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