Più che altro, pensavano che facesse un freddo maledetto.

Il vento soffiava più forte e le ombre si allungavano. Fischiando sui bordi aspri dell’anello di pietra che circondava la sommità del Pugno dei Primi Uomini, produceva un sibilo lamentoso. «Quanto lo odio, questo rumore» disse il piccolo confratello chiamato Gigante. «Sembra un bambino in fasce che piange per avere il latte.»

Completato il giro e tornato presso i cani, Chett trovò Lark ad aspettarlo. «Gli ufficiali sono nuovamente riuniti nella tenda del Vecchio orso, tutti parlano fitto fitto.»

«È quello che fanno sempre» commentò Chett. «Sono tutti nobili, tranne Blane, e si ubriacano di parole invece che di vino.»

Lark gli si accostò. «Zucca di montone continua a menarla con l’uccello che parla» avvertì, gettandosi intorno occhiate guardinghe, per vedere se vi fosse qualcuno troppo vicino. «Adesso chiede se abbiamo messo da parte del grano, per quel maledetto coso.»

«È un corvo» rispose Chett. «Mangia le carcasse.»

«La sua?» sogghignò Lark. «Per davvero?»

“O magari la tua.” Chett era dell’idea che avessero molto più bisogno del gigante che di Lark. «Falla finita di rincretinirti con Piccolo Paul. Tu fa’ la tua parte, lui farà la sua.»


Il crepuscolo stava avanzando nella foresta quando Chett finalmente riuscì a togliersi Lark dai piedi e poté sedersi ad affilare la spada. Era un lavoro dannatamente difficile da fare con i guanti, ma non era proprio il caso di toglierli. Con il freddo che faceva, l’idiota che avesse toccato il metallo a mani nude avrebbe perso intere strisce di pelle.



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