I segugi si ammassavano tetramente gli uni contro gli altri sulla riva del fiume, mentre il vento li colpiva con aghi di gelo. Anche Chett lo sentiva pungere nonostante gli strati di lana nera e cuoio trattato. Faceva troppo freddo, sia per gli uomini sia per gli animali. Eppure loro erano là fuori. Chett strinse le labbra, gli sembrò di sentire le vesciche che gli coprivano le guance diventare più rosse, più infuocate. “Io dovrei starmene sulla Barriera, al sicuro, a occuparmi dei fottuti corvi e a tenere il fuoco acceso per il vecchio maestro Aemon.” Invece no: Jon Snow il bastardo gli aveva portato via tutto, lui e quel ciccione del suo amico Sam Tarly. Era colpa loro se adesso Chett era qui, a ghiacciarsi le palle assieme a un branco di cani, nelle profondità della foresta Stregata.

«Per i sette inferi!» Diede ai guinzagli un duro strattone, facendo muovere gli animali. «Cercate, maledetti! Quelle lì sono impronte d’orso. La volete vedere un po’ di carne, o no? Trovate qualcosa!» Ma i cani continuarono a raccogliersi in un mucchio addirittura più compatto, uggiolando. Chett fece schioccare la corta frusta su di loro, la cagna nera gli ringhiò contro. «La carne di cane vale quanto quella d’orso» l’avvertì lui, il fiato che si condensava a ogni respiro.

Lark delle Sorelle rimase immobile, braccia incrociate sul petto, mani infilate sotto le ascelle. Indossava guanti di lana nera, ma non faceva altro che lamentarsi di avere le dita gelate. «Dannazione. È troppo freddo per cacciare» disse. «In culo a quell’orso, non vale la pena di congelarsi.»

«Non possiamo tornare a mani vuote, Lark» rumoreggiò Piccolo Paul da dietro la folta barba marrone che gli copriva gran parte della faccia. «Al lord comandante non piacerà.»

C’era del ghiaccio sotto il naso schiacciato di quell’uomo grande e grosso, dove la punta si era congelata. Una delle sue mani enormi, coperta da uno spesso guanto di pelliccia, era serrata attorno all’asta di una picca.



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