
«Per i sette inferi!» Diede ai guinzagli un duro strattone, facendo muovere gli animali. «Cercate, maledetti! Quelle lì sono impronte d’orso. La volete vedere un po’ di carne, o no? Trovate qualcosa!» Ma i cani continuarono a raccogliersi in un mucchio addirittura più compatto, uggiolando. Chett fece schioccare la corta frusta su di loro, la cagna nera gli ringhiò contro. «La carne di cane vale quanto quella d’orso» l’avvertì lui, il fiato che si condensava a ogni respiro.
Lark delle Sorelle rimase immobile, braccia incrociate sul petto, mani infilate sotto le ascelle. Indossava guanti di lana nera, ma non faceva altro che lamentarsi di avere le dita gelate. «Dannazione. È troppo freddo per cacciare» disse. «In culo a quell’orso, non vale la pena di congelarsi.»
«Non possiamo tornare a mani vuote, Lark» rumoreggiò Piccolo Paul da dietro la folta barba marrone che gli copriva gran parte della faccia. «Al lord comandante non piacerà.»
C’era del ghiaccio sotto il naso schiacciato di quell’uomo grande e grosso, dove la punta si era congelata. Una delle sue mani enormi, coperta da uno spesso guanto di pelliccia, era serrata attorno all’asta di una picca.
