«In culo anche al Vecchio orso» disse Lark, un uomo asciutto dai lineamenti affilati e gli occhi nervosi. «Mormont sarà morto prima dell’alba, ricordi? Chi se ne frega di quello che non gli piace?»

I minuscoli occhi neri di Piccolo Paul ammiccarono. Forse se n’era davvero dimenticato, pensò Chett. Era abbastanza scemo da dimenticare pressoché qualsiasi cosa. «Perché dobbiamo ucciderlo, il Vecchio orso? Perché semplicemente non ce ne andiamo e lo lasciamo stare?»

«Tu pensi che lui lascerebbe stare noi?» disse Lark. «Ci darà la caccia. Vuoi davvero che ti venga data la caccia, gran zucca di montone?»

«No» disse Piccolo Paul. «Non lo voglio questo. Non lo voglio.»

«Quindi lo ucciderai?» chiese Lark.

«Sì» il gigante picchiò l’estremità della picca contro la sponda congelata. «Lo uccido. Non ci deve dare la caccia.»

Lark tolse la mani da sotto le ascelle e si girò verso Chett. «Io dico che dobbiamo uccidere anche gli ufficiali. Tutti.»

«Abbiamo già parlato di questo.» Chett aveva la nausea di sentirglielo ripetere. «Il Vecchio orso muore. E anche Blane della Torre delle ombre. E pure Grubbs e Aethan, peggio per loro se sono di guardia. E poi Dywen e Bannen perché sanno seguire le tracce, e Messer Porcello per i corvi. Tutti. Li uccidiamo facendo piano. Un grido, uno solo, e siamo cibo per vermi.» Le sue vesciche erano rosse per il furore. «Voi fate la vostra parte e vi assicurate che i vostri cugini facciano la loro. E, Paul, ricorda: è al terzo turno di guardia, non al secondo.»

«Terzo turno» ripeté il colosso da sotto la barba e il naso gelato. «Io e Piedemolle, lo ricordo, Chett.»

Quella notte ci sarebbe stata la luna. Avevano fatto in modo che ci fossero otto dei loro di guardia, più altri due a sorvegliare i cavalli. Non avrebbe potuto andare meglio di così. Inoltre, i bruti potevano attaccare da un momento all’altro. Chett voleva trovarsi molto lontano da là quando questo fosse accaduto. Chett voleva vivere.



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