Uuuuuuuiiuuuuuuuuuuhoooooooooaooooooo.

L’urlo del corno continuò e continuò, come se non dovesse mai avere fine. I corvi si agitarono, sbattendo le ali, svolazzando dentro la gabbia e picchiando contro le sbarre. Dovunque nell’accampamento, i confratelli dei Guardiani della notte si stavano alzando, si infilavano le armature, si affibbiavano i cinturoni delle spade e afferravano archi e asce da combattimento.

Samwell Tarly rimase lì a tremare, la sua faccia era dello stesso colore della neve che vorticava tutto attorno a loro. «Tre» balbettò a Chett. «Sono tre, ne ho sentiti tre. Non ne suonano mai tre. Non sono stati lanciati tre richiami di corno da centinaia, da migliaia di anni. Tre richiami vogliono dire…»

«…Gli Estranei.»

Chett emise un suono a metà strada tra una risata e un singhiozzo. Di colpo, le sue mutande furono bagnate. Sentì il piscio colargli giù lungo la gamba. Vide il vapore che si levava livido dal davanti delle sue brache.

JAIME

Il vento da est soffiava tra i suoi capelli incrostati, morbido e delicato come le dita di Cersei. Udiva il canto degli uccelli, sentiva lo sciabordio del fiume che si muoveva sotto la barca e la spinta dei remi che li portava in direzione di un’alba rosa pallido. Dopo tutto il tempo che Jaime Lannister aveva trascorso nelle tenebre della cella sotterranea, il mondo era qualcosa di talmente dolce da dargli le vertigini. “Sono vivo e ubriaco di luce e di sole.” Una risata gli sfuggì dalle labbra, improvvisa come una quaglia strappata al proprio nascondiglio.

«Silenzio» intimò la donna, l’espressione accigliata: la fronte corrugata sembrava adattarsi alla sua ampia faccia da contadina meglio di un sorriso. Non che Jaime l’avesse mai vista sorridere. Si divertiva a immaginarsela con indosso uno degli abiti di seta di Cersei al posto di quel giubbetto di cuoio disseminato di borchie d’acciaio. “Tanto varrebbe vestire di seta una vacca.”



24 из 1489