
Solo che questa vacca sapeva remare. Sotto le brache marroni di stoffa grezza si intravedevano polpacci più robusti delle radici di quercia. I forti muscoli delle braccia si allungavano e si contraevano a ogni colpo di remi. Brienne aveva remato per metà della notte, ma non mostrava alcun segno di stanchezza. Il che era molto di più di quanto Jaime potesse dire di suo cugino ser Cleos Frey, che arrancava per mantenere il passo con l’altro remo. “Una paesanotta grossa e forte, direbbe uno a guardarla. Eppure parla come una donna di lignaggio, ed è armata di spada lunga e di daga. Certo… Ma sa usarle?” Era quanto Jaime intendeva scoprire nel momento stesso in cui si fosse liberato di quei ceppi.
Aveva anelli di ferro ai polsi, e altri anelli alle caviglie, ciascuna coppia connessa da un tratto di pesante catena non più lungo di un avambraccio. “Per cui pensate che la mia parola di Lannister non sia abbastanza?” li aveva derisi mentre lo incatenavano. Era decisamente ubriaco quando lo aveva detto, grazie al vino di Catelyn Stark. Della loro fuga da Delta delle Acque ricordava solo frammenti sconnessi. C’erano stati dei problemi con il carceriere, ma la donzella lo aveva reso innocuo in un battito di ciglia. Erano saliti lungo una scala a chiocciola senza fine, girando e girando. Jaime aveva le gambe molli come fili d’erba, ed era caduto un paio di volte o tre, finché la donna guerriera non gli aveva offerto un braccio a cui appoggiarsi. A un certo punto, lo avevano avvolto in una cappa da viandante e lo avevano spinto sul fondo di una barca. Ricordava la voce di lady Catelyn che dava ordine a qualcuno di sollevare la grata della Porta dell’acqua. Rimandava ser Cleos Frey ad Approdo del Re, latore di nuove controproposte per la regina, aveva dichiarato in tono che non ammetteva replica.
