
«Sì, ne sono sicura,» gli assicurò Delanna.
«Allora fino a quando l’animale rimane qui e non viene sottoposto al trattamento, non ho trovato nulla nelle nostre leggi che ti impedisca di portarlo di nuovo con te sulla Scoville.» Prese la chiave dalla tasca e aprì il lucchetto della gabbia di Cleo.
«Oh, benissimo!» esclamò Delanna.
«Per precauzione, la metterò in una gabbia isolante,» spiegò Doc Lyle, aprendo la gabbia. Cleo continuò a conservare l’aspetto di una palla ingioiellata. «In questo modo non ci sarà alcun rischio di esporla a qualsiasi altro animale.» Portò lo scarabeo fino a una gabbia trasparente con numerosi quadranti sulla parte anteriore e ve lo mise dentro.
«Va bene,» si arrese Delanna, osservando Cleo. Detestava la prospettiva di lasciarla lì, ma non voleva neppure mettere a dura prova la propria buona sorte; con un po’ di fortuna, l’indomani mattina avrebbe visto l’avvocato molto presto, in modo da essere di ritorno verso mezzogiorno. Si avvicinò alla gabbia e poggiò una mano sul lato trasparente per consolare lo scarabeo. Cleo allungò prima una zampa dal carapace, poi un’altra e infine sporse anche la testa. Cercò di toccare la mano di Delanna, percepì la barriera, ritrasse di nuovo la testa. Delanna emise un sospiro.
«Non preoccuparti,» la rassicurò Jay. Delanna sentì le mani dell’uomo posarsi sulle proprie spalle. «Non le succederà niente. Doc Lyle si prenderà buona cura di lei.»
Ma Delanna scosse la testa. «Rimarrà così fino a quando non sarò tornata. Povera piccola, è spaventata.» Sospirando di nuovo, Delanna esitò per un istante: detestava davvero dover lasciare lo scarabeo. «È solo fino a domani,» affermò, dando un ultimo colpetto sul lato trasparente della gabbia. Fece per girarsi, ma le mani di Jay erano ancora sulle sue spalle.
