«Adesso sei pronta per quel passaggio in città?» le chiese Jay, dando alle spalle una strizzatina finale prima di lasciarle andare. Quando Delanna si girò, vide che aveva la sacca tra le mani. Annuì e allungò la mano per prenderla, ma Jay ancora una volta non mollò la presa.

«La porterò…»

«Yuuu!» provenne un grido dall’esterno.

Si girarono tutti e videro un uomo stagliato sulla soglia.

«Sono quelle le mie oche?» chiese il nuovo arrivato in tono apparentemente felice. Entrò sotto le luci del magazzino: una figura alta e sottile che indossava pantaloni larghi con gli orli rovesciati e una camicia a fiori arancione. Portava la giacca sulla spalla e in testa indossava un berretto rosso. «Sono arrivate tutte e dodici?» chiese, porgendo un fascio di fogli al veterinario e affrettandosi verso il recinto: ovviamente non poteva non sapere con esattezza dove si trovassero le oche, visti gli starnazzi che emettevano. «Ma guarda!» esclamò dopo un istante. «Si è schiuso anche l’uovo in omaggio! Grazie, Doc, per avermi raccomandato le oche Juno. Non avrei mai creduto che sarebbero riuscite ad arrivare sane a salve tutte e tredici.»

«Ecco perché i conti non tornavano,» commentò Jay, scuotendo la testa. «Hai prenotato spazio solo per sei di quelle oche nella Cane Pazzo.»

«È tutto a posto,» si affrettò a rassicurarlo l’uomo. «Posso portarle tutte e tredici: ho comprato un nuovo rimorchio e sono venuto con il mio solaris dal lanzye. Adesso è da Grayson: uno dei motori ha bisogno di qualche riparazione. Trasporteremo le altre sette nel rimorchio e metteremo il resto del mio carico nel tuo rimorchio.»

«Avrai bisogno di altri sette permessi,» lo avvertì Doc Lyle. «Non posso consegnarti queste oche senza prima avere i loro permessi di importazione, ma tu ne hai solo sei.»



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