Se non risponde nessuno, provate con la frequenza 139 della radio.

Delanna si affrettò a uscire dal magazzino.

CAPITOLO SECONDO

Sonny la stava aspettando all’esterno, ancora reggendo la sacca. Delanna guardò di nuovo il biglietto, memorizzando il numero, poi lo infilò in tasca.

«Io non mi immischierei con Jay Madog, se fossi in te,» le consigliò Sonny.

Devo solo resistere la prossima mezz’ora, pensò Delanna. Poi, non appena avrò incassato i soldi, lo ucciderò.

«Voglio incontrare l’avvocato il più presto possibile,» dichiarò in tono tagliente. «Hai preso un appuntamento?»

«Appuntamento?» ripeté Sonny, come se non avesse la più pallida idea del significato della parola, poi rimase lì impalato con un’espressione stolida.

«Sì: un’ora stabilita in cui andremo a incontrarlo.»

Invece di rispondere, Sonny scomparve improvvisamente oltre l’angolo dell’edificio e tornò tirandosi dietro un grande rimorchio, sul cui pianale, in un angolo, era stata poggiata la gabbia con le oche mentre la sacca di Delanna era stata sistemata sul lato opposto, sopra la giacca di Sonny. Le oche stavano starnazzando freneticamente.

«Devi venire anche tu per firmare i documenti,» gli spiegò Delanna. «Abbiamo bisogno di un appuntamento.»

«Potremo incontrare Miz Barlow in qualsiasi momento arriveremo in città,» rispose Sonny, sollevando l’asta del rimorchio e dandogli uno strattone che fece starnazzare le oche ancora pili forte. «Dunque muoviamoci.»

«Non vorrai certo portare quell’affare con te dall’avvocato, vero?»

Sonny sembrò sorpreso. «O ce lo portiamo dietro, oppure le facciamo camminare con noi. Grayson ha detto che il solaris non sarà pronto lino a stasera e immagino che le loro zampe non siano abituate a un terreno accidentato. Sono nate sulla nave, capisci.»

Sonny diede un nuovo strattone al rimorchio che provocò altri starnazzi e si avviò verso la fila di edifici che sorgevano verso sud.



23 из 393