Il veterinario, che li aveva seguiti all’interno del magazzino, emise di nuovo uno sbuffo sprezzante.

«Sono venuta qui solo per vedere un avvocato,» annunciò Delanna, allungando di nuovo la mano verso la sacca.

Jay si affrettò a nasconderla dietro la schiena. «Be’, ma se abbiamo solo una notte a disposizione,» commentò, avvicinandosi a Delanna, «abbiamo il dovere di sfruttarla al massimo.»

«Jay!» esclamò Doc Lyle. «Smettila di infastidire i turisti e va’ a controllare il tuo carico. Oppure vieni ad aiutarmi con queste oche.»

«Andremo al lago a fare un picnic, Delanna,» proseguì Jay, ignorando le parole del veterinario. «E magari ci concederemo una nuotata di mezzanotte, se non fa troppo freddo.»

«Ma tu non devi prendere il treno di mezzanotte?» chiese Doc Lyle.

«Una nuotata serale,» si corresse Jay. «Oppure potremmo accendere un falò e guardare le stelle.»

Delanna rise e scosse la testa. «Mi dispiace,» si schermì, «ma domani mattina devo svegliarmi presto per incontrare l’avvocato.» Questa volta riuscì a togliergli di mano la sacca e se la mise a tracolla, in modo che Jay non potesse più impadronirsene, poi si avviò verso il veterinario e il pilota, che stavano aprendo la cassa piena di oche che emettevano starnazzi allarmati.

Jay la seguì. «Allora ti accompagnerò in albergo.»

«Solo dopo che avrai controllato il carico,» intervenne il veterinario. «Non ho alcuna intenzione di rimanere qui per tutta la notte. E non hai anche delle licenze di software da firmare prima che la navetta decolli?»

«Anch’io voglio tornare su,» intervenne il pilota.

«E va bene, andrò a prendere le licenze,» si arrese Jay. «Ci vediamo stasera,» sussurrò a Delanna, le fece l’occhietto, poi uscì dal magazzino.

Il pilota e il veterinario avevano aperto la cassa e stavano spingendo le oche starnazzanti in un recinto.



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