
Jay non le lasciò ancora andare la mano. «Non credere a nulla di quello che si dice sul mio conto, se prima non l’hai visto con i tuoi occhi,» la avvertì. «Io non lo faccio,» replicò il veterinario, poi tornò ai suoi documenti.
«E non farlo neppure tu,» proseguì Jay rivolto a Delanna, che si girò a guardarlo. Jay le stava sorridendo. «La gente dei lanzye spettegola decisamente troppo, ma non è che si possa biasimarli molto, visto che non c’è nient’altro da fare.»
«E immagino che a te questo non dispiaccia troppo,» commentò Delanna mentre allungava la mano nel tentativo di prendere la sua sacca: non aveva tempo da perdere con il dongiovanni locale, anche se apprezzava il suo comportamento amichevole. E poi non voleva che nessun altro portasse la sacca, e il suo contenuto.
Ma Jay rifiutò di cedere la sacca e indicò una panca accanto a un recinto per il bestiame. «E io cosa posso farci?» replicò assumendo un’espressione esageratamente innocente.
«Scommetto che riusciresti a pensare a qualcosa, se solo ci provassi,» commentò Delanna, seguendolo verso la panca, «ma, da quel che ricordo di Keramos, arrecheresti un grosso dispiacere all’intera popolazione.»
Jay rise. «Ecco una donna che mi capisce! E per giunta una donna con dei bellissimi capelli rossi. Ma dove sei stata per tutta la mia vita? E ora che ti ho trovato, dov’è che stai?»
«Non sto da nessuna parte,» rispose Delanna, continuando a tenere d’occhio la sacca. «Partirò domani pomeriggio.»
Jay rivolse un’occhiata al pilota, che annuì. «È vero. Ha prenotato un posto per tornare sulla Scoville domani pomeriggio. Non ha neppure portato giù il suo baule.»
Jay sembrò assolutamente desolato. «Ma perché qualcuno dovrebbe scendere su Keramos per un giorno solo?» le chiese.
«Dovrei riuscire a sbrigare i miei affari in poche ore,» gli spiegò Delanna. «Ma una domanda ancora migliore sarebbe: perché chiunque dovrebbe rimanere su Keramos per più di un giorno?»
