
«Non ho detto che non volevo che giocassi a tennis,» disse il marito della coppia infelice. Si alzò in piedi, aprì il compartimento superiore e ne tirò fuori la valigia e l’impermeabile. «Ho solo detto che quattro lezioni al giorno mi sembravano un po’ troppe.»
«Per tua informazione.» disse la moglie, «Carlos ritiene che abbia delle grandi capacità.» Allungò la mano verso la tasca elasticizzata sullo schienale del sedile, prese l’edizione economica di Passages e la infilò nella borsa.
Andrew si ricordò del progetto del dottor Young e lo prese dalla tasca del suo sedile. Quello era il vero motivo per cui aveva preso lo scotch, cercare di cancellare dalla mente il ricordo delle idee balzane del dottor Young. La sua teoria era che il tempo esisteva non come un flusso continuo, ma come una serie di oggetti quantici separati. Questi venivano percepiti come un flusso a causa di un fenomeno di “persistenza” che si apprendeva fin dall’infanzia. Quella parte della teoria non era così male. La ricerca di Ashtekar all’università di Syracuse aveva già avanzato l’ipotesi della natura quantica del tempo, e l’idea dei blocchi di tempo percettivo di qualche durata era generalmente accettata dagli psicologi temporali. Senza di essa non potevano esistere fenomeni come la musica, che dipendeva dalle relazioni fra le note. Se il tempo fosse stato un flusso continuo, la musica sarebbe stata percepita come una singola nota immediatamente sostituita nella percezione da un’altra, invece che come uno schema di intervallo e di durata.
Ma il concetto di blocchi temporali, o odiecroni, come li aveva battezzati il dottor Young, era un concetto percettivo, non una realtà fisica. Non solo il dottor Young riteneva che i suoi odiecroni fossero reali, ma pensava anche che fossero molto più lunghi di quanto avesse sostenuto qualsiasi psicologo temporale… minuti o addirittura ore, invece dei pochi secondi che occorrevano per ascoltare una melodia. Ma la parte veramente folle della sua teoria era che questi odiecroni si potevano spostare come mattoncini delle costruzioni, e anche metterli uno sopra all’altro.
