Era cambiato tutto, e tutto per colpa di quei sei puntini luminosi nel telescopio di Gaby. Ora non aveva più molto senso continuare nell’esplorazione delle altre lune di Saturno. Adesso dovevano avere un incontro ravvicinato con Temi.

Richiamò l’elenco delle cose che dovevano essere fatte, poi quello degli incarichi, e s’accorse che era stato cambiato di nuovo. Avrebbe dovuto aggregarsi ad Aprile e Calvin per uscire. S’affrettò verso il portello.

La tuta era goffa e stretta. Frusciava mentre se l’infilava mentre la radio sibilava piano. Aveva un odore confortante che sapeva di lei e di plastica e di ossigeno fresco.

Il Ringmaster era una struttura allungata formata da due sezioni principali unite da un tubo cavo lungo cento metri e largo tre. La resistenza strutturale del tubo era assicurata da tre travi composite poste all’esterno, ognuna delle quali trasmetteva la spinta di un motore al sistema di sopravvivenza in equilibrio in cima al tubo.

A un’estremità del tubo si trovavano i motori e un nugolo di serbatoi di carburante, nascosti dalla piastra enorme dello schermo antiradiazioni che circondava ad anello la parte centrale del tubo. A finire dall’altro lato dello schermo erano guai.

All’estremità opposta del tubo si trovava il sistema di sopravvivenza, costituito dal modulo scientifico, il modulo di controllo e il carosello.

Il modulo di controllo sorgeva al limite estremo del tubo, una protuberanza conica che si alzava dalla grande scatola da caffè che era lo SCIMOD. Era l’unica zona della nave dove ci fossero finestre, più in nome della tradizione che per utilità pratica.

Il modulo scientifico era quasi nascosto da un ammasso di strumenti. L’antenna ad alto rendimento dominava tutto, montata su un lungo stelo e puntata verso la Terra. C’erano anche due riflettori parabolici e cinque telescopi incluso quello di Gaby da 120 centimetri.



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