
Col mento le diede un colpetto sulla spalla perché si sbrigasse a girarsi. Lei cominciò a ruotare su se stessa. Sembrava un grande, morbido asteroide. L’analogia le faceva piacere. Per estensione, osservò le linee del proprio profilo ruotare svelando le valli e i colli del suo corpo bagnato di luce. Le piaceva avere spazio a disposizione, leggere e fare l’amore, non necessariamente in quell’ordine. Non li aveva mai combinati tra loro in modo soddisfacente, ma adesso si sentiva abbastanza compiaciuta.
In caduta libera erano possibili nuovi giochetti, come quello che stavano facendo ora "senza mani". Si potevano usare piedi, bocca, ginocchia o spalle per posizionarsi l’uno rispetto all’altro. Si doveva essere gentili e attenti, ma calibrando piccoli morsi si poteva fare di tutto, e questo era ciò che lo rendeva interessante.
Erano nella sala idroponica. Il Ringmaster possedeva sette cabine private, e tutte erano necessarie come l’ossigeno, ma persino la cabina di Cirocco, che si trovava sul fondo del carosello, diventava affollata quando c’erano due persone. Occorreva uno sforzo da innamorati per ricavare un letto, in caduta libera, da un posto limitato quanto il sedile posteriore di una Chevrolet.
— Perché non ti giri un poco da questa parte? — le chiese Bill.
— Puoi darmene una buona ragione?
Lui gliene mostrò una e lei lo accontentò accondiscendendo un poco alla sua richiesta. E scoprì che lui voleva dare quello che lei avrebbe voluto chiedergli e questo le fece piacere. Richiuse le gambe attorno alle sue labbra e lasciò che fosse lui a muoversi.
Bill, il suo partner, aveva quarant’anni, era il membro più vecchio dell’equipaggio. La sua faccia era dominata da un naso a patata e da mascelle enormi, che lo facevano sembrare un bassethound. Aveva i denti cariati ed era sulla via della calvizie. Però il suo corpo era agile e forte, dieci anni più giovane della faccia. E sapeva usare meravigliosamente le mani, abituato com’era a strumenti talmente piccoli che Cirocco aveva paura al solo pensiero di toccarli.
