
Lei alzò le sopracciglia dubbiosa. — Potrebbe essere un asteroide catturato in orbita?
— Poco probabile, data la vicinanza al piano equatoriale — disse una delle sorelle Polo. "Aprile o Agosto?" si chiese Cirocco. Dopo diciotto mesi di vita in comune, non riusciva ancora a distinguerle.
— Temevo che te ne saresti accorta. — Gaby si mordicchiò una nocca. — Ma se si fosse formato insieme agli altri dovrebbe essere meno eccentrico.
La Polo si strinse nelle spalle. — Possono esserci altre spiegazioni. Una catastrofe in epoche non troppo lontane. Non dovrebbe essere difficile lanciare in orbita quel corpo.
— Ma quanto è grande? — chiese Cirocco.
La Polo (si trattava di Agosto, ne era certa) la fissò con quella sua faccia calma, stranamente imperturbabile. — Direi due o tre chilometri. Forse meno.
— Tutto qui?
Gene sogghignò. — Dammi i dati e io ci atterro sopra.
— Come sarebbe a dire "tutto qui"? — intervenne Gaby. — Se fosse stato più grande l’avrebbero già scoperto i telescopi lunari da almeno trent’anni.
— D’accordo. Però tu hai interrotto il mio bagno per uno stupido ciottolo. Ne valeva la pena?
Gaby era raggiante. — Forse a te non importa, ma anche se fosse grande un decimo di quello che è, io avrei sempre il diritto di dargli il nome. Scoprire una cometa o un asteroide capita spesso, ma di lune nuove se ne scoprono solo un paio per secolo.
Cirocco si sganciò dalla struttura del computer e si avviò verso il corridoio. Prima di scomparire alla vista si voltò per lanciare un’ultima occhiata a quei due puntini che continuavano a scintillare sullo schermo.
La lingua di Bill era partita dalle dita dei piedi di Cirocco e ora stava esplorando il suo orecchio destro. Lei lo gradiva molto. Era stato un viaggio memorabile. Cirocco ne aveva amato ogni centimetro; alcune soste che avevano fatto le aveva trovate immorali. Ora lui le stava strapazzando, con le labbra e i denti, il lobo dell’orecchio, dandole leggeri strattoni per convincerla a girarsi. Lei lo fece con grazia naturale.
