A Villa Flaminia ce l'hanno tutti. Colorato, fatto a mano, dai

ferri di qualche ragazza. Quello lì gliel'ha regalato sua madre,

prendendo il posto di quella ragazza che ancora non ha.

"Hai sentito? Vattene."

Annalisa si guarda intorno e, capendo, si allontana. Stefa-

no scende dalla Vespa. Il gruppo di amici gli si avvicina. Si pas-

sano il cappello ridendo, fino a quando finisce in mano a Poppy.

"Ridammelo!"

"Avete sentito? È un duro. Ridammelo!" lo imita facendo

ridere tutti. "Sennò che fai eh? Mi dai una stecca? Dai, dam-

mela eh? Su dai."

Poppy si avvicina con le mani basse, portando la testa al-

l'indietro. Con la mano senza cappello gli indica il suo mento.

"Dai, colpiscimi qui."

Stefano lo guarda. Per la rabbia non vede più niente. Fa

per colpirlo, ma appena muove il braccio viene bloccato da die-

tro. Poppy passa al volo il cappello a uno lì vicino e gli sferra

un pugno sull'occhio destro aprendogli il sopracciglio. Poi quel

bastardo che lo ha bloccato da dietro lo spinge avanti, verso la

saracinesca del Caffè Fleming che, visto l'andazzo, ha chiuso

prima del previsto. Stefano sbatte con il petto contro la ser-

randa, facendo un gran botto. Gli arriva subito una scarica di

pugni sulla schiena, poi qualcuno lo gira. Si ritrova intontito

contro la serranda. Prova a coprirsi, ma non ci riesce. Poppy

gli mette le mani dietro al collo e reggendosi ai tubi di ferro

della saracinesca lo tiene fermo. Comincia a dargli delle ca-

pocciate. Stefano cerca di ripararsi come può, ma quelle ma-

ni lo bloccano, non riesce a levarselo di dosso. Sente il sangue

scendere dal naso e una voce femminile che grida:



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