
La macchina riparte seguendo il flusso. Lei vorrebbe sape-
re "Where is thè love...". Ma esiste davvero? Di una cosa è si-
cura, farebbe volentieri a meno di sua sorella che da dietro con-
tinua insistente a ripetere: "Metti Eros, dai, voglio sentire Eros".
La Mercedes passa proprio mentre quella sigaretta, ormai
finita, cade a terra, spinta da una schicchera precisa e aiutata
da un po' di vento. Lui scende dai gradini di marmo, si siste-
ma i suoi 501 e poi sale sull'Honda blu VF 750 Custom. Come
per incanto si ritrova fra le macchine. La sua Adidas destra
cambia le marce, richiama o lascia andare il motore, che, po-
tente, lo spinge come un'onda nel traffico.
Il sole sta salendo, è una bella mattinata. Lei sta andando
a scuola, lui non è ancora andato a dormire dalla notte prima.
Un giorno come un altro. Ma al semaforo si trovano uno ac-
canto all'altra. E allora quello non sarà un giorno come tutti
gli altri.
Rosso.
Lui la guarda. Il finestrino è abbassato. Una ciocca di capelli
biondo cenere scopre a tratti il suo collo morbido. Un profilo
leggero ma deciso, gli occhi azzurri, dolci e sereni, ascoltano so-
gnanti e socchiusi quella canzone. Tanta calma lo colpisce.
"Ehi!"
Lei si volta verso di lui, sorpresa. Lui sorride, fermo vicino
a lei, su quella moto, le spalle larghe, le mani già troppo pre-
sto abbronzate per quella metà di aprile.
"Ti va di venire a fare un giro con me?"
"No, sto andando a scuola."
"E non ci andare, fai finta, no? Ti vengo a prendere lì da-
vanti."
"Scusami." Lei fa un sorriso forzato e falso: "Ho sbagliato
risposta, non mi va di venire a fare un giro con te".
"Guarda che con me ti diverti..."
