
sparire."
Pollo si batte sulla spalla, facendo rumore. "Questa è roba
vera: sudore, fatica, bistecche, quella che hai addosso tu è tut-
ta acqua."
"Ma se sei un bambino, sei minuscolo."
"Intanto di panca ho appena staccato con centoventi! Quan-
do cazzo li fai tu?"
"Subito. Ma che, stai scherzando? Ne faccio due come nien-
te, stai a guardare, eh?"
Lucone si infila sotto il bilanciere. Allarga le braccia, im-
pugna la lunga asta e la tira su, deciso. Scende lentamente e,
guardando il bilanciere a pochi centimetri dal mento, da una
grande spinta, sforzando i pettorali. "Uno!" Poi, sempre con-
trollandolo, scende con il bilanciere, lo poggia sul petto e spin-
ge di nuovo su. "Due! E se voglio lo posso fare anche con più
peso."
Pollo non se lo fa ripetere due volte: "Davvero? Allora pro-
va con questa".
Prima che Lucone possa posare il bilanciere sui cavalietti,
infila una piccola pizza laterale da due chili e mezzo. Il bilan-
ciere comincia a piegarsi verso destra. "Ehi, che cazzo fai? Sei
scemo...?"
Lucone cerca di trattenerlo, ma piano piano il bilanciere
comincia a scendere. I muscoli lo abbandonano. Il bilanciere
di botto gli cade sul petto, pesantemente.
"Cazzo, levamelo di dosso, sto soffocando."
Pollo ride come un pazzo: "Che ci vuole, posso farlo anche
con due pizze in più. Allora? Te n'ho messa una sola e già stai
così? Stai proprio a pezzi, eh? Spingi, dai, spingi..." gli urla
quasi in faccia... "E spingi!" E giù risate.
"Me lo vuoi togliere di dosso, dai!" Lucone è diventato com-
pletamente paonazzo, un po' per la rabbia, un po' perché sta
davvero soffocando.
Due ragazzi più piccoli, alle prese con una macchina lì vi-
