
fetto, capello leggermente spettinato, anche se è talmente cor-
to che non si vede...". Schello si china per guardarlo meglio,
poi si tira su di scatto portandosi le mani al volto.
"Incredibile, ho visto una goccia di sudore, ma vi assicuro,
era una sola! Centotredici!"
Step va giù, sente gli occhi bruciargli. Alcune gocce di su-
dore gli scivolano lungo le tempie e si spezzano fra le ciglia,
spargendosi come un collirio fastidioso. Chiude gli occhi, sen-
te le spalle indolenzite, le braccia gonfie, le vene pulsanti,
spinge in avanti e lentamente sale di nuovo. "Sìììì! !" Step guar-
da lateralmente. Anche il Siciliano ce la sta facendo. Disten-
de completamente le braccia raggiungendolo. Manca solo
Hook.
Step e il Siciliano guardano il loro amico-nemico salire tre-
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mando e sbuffando, centimetro dopo centimetr», attimo
attimo, mentre le urla da sotto aumentano: "I
"Hook, Hook, Hook...!".
Hook, come paralizzato, all'improvviso si ferma, poi tre-
mante scuote la testa: "No, non ce la faccio più". Rimane per
un attimo immobile, e quello è il suo ultimo pensiero. Cade giù
di botto, facendo appena in tempo a voltare la testa. Sbatte con
tutto il peso il petto sul marmo.
"Centoquattordici!"
Step e il Siciliano vanno giù, veloci, rallentando solo alla
fine della flessione, poi tornano su rapidi, come se avessero ri-
trovato nuova forza, nuove energie. L'essere soli al traguardo.
O primi o niente.
"Centoquindici!" Tornano giù.
Il ritmo aumenta. Come se avesse capito, Schello si azzit-
tisce.
"Centosedici!" Uno dopo l'altro pronuncia solo i numeri.
Veloce. Aspettando che arrivino su per dargli il successivo.
