
"Centodiciassette!" E di nuovo giù.
"Centodiciotto!" Step aumenta ancora, sbuffando.
"Centodiciannove!" Va giù e di nuovo su, subito dopo. Il Si-
ciliano lo segue, sforzandosi, gemendo, diventando sempre più
rosso.
"Centoventi, centoventuno. Incredibile, ragazzi!" Nessuno
parla più. Sotto regna il silenzio dei grandi momenti.
"Centoventidue." Solo la musica di sottofondo. "Cento-
ventitré..."
Poi il Siciliano si ferma a metà, inizia a urlare, come se
qualcosa dentro di lui lo dilaniasse.
Step, dall'alto della sua flessione, lo guarda. Il Siciliano è
come bloccato. Trema e ansima urlando, ma le sue braccia non
lo vogliono sentire, non lo ascoltano più. Allora fa un ultimo
grido, come una bestia ferita cui venga strappato un pezzo di
carne. Il suo primato. E inesorabilmente, piano piano, comincia
a scendere. Ha perso. Da sotto si alza un grido. Qualcuno apre
una birra: "Sììì, eccolo qua, il nuovo vincitore è Step!".
Schello gli si avvicina festante, ma Step scuote la testa.
Come a comando di quel gesto, nella piazza torna il silen-
zio. Da sotto, alla radio, quasi un segno del destino: un pezzo
di Springsteen, l'm going down. Step sorride dentro di sé, por-
ta la mano sinistra dietro la schiena e poi si abbassa, su una
mano sola, gridando.
Sfiora il marmo, lo guarda con gli occhi sbarrati e poi di
nuovo su, tremando e spingendo solo sulla destra, con tutta la
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sua forza, con tutta la sua rabbia. Un urlo di liberazione esce
dalla sua gola:
"Sìììì!". Dove non è arrivata la forza, arriva la sua volontà.
Rimane immobile così, steso in avanti, con la fronte alta ver-
so il cielo, come una statua urlante, contro il buio della notte,
