RAYMOND CHANDLER


TROPPO TARDI


(The Little Sister, 1949)

CAPITOLO I

Sul vetro smerigliato della porta e scritto a lettere nere, un po' scrostate:

"Philip Marlowe… Investigatore". E una porta passabilmente scalcinata, in fondo a un corridoio passabilmente scalcinato in un edificio che era nuovo pressappoco nell'anno in cui le stanze da bagno a tutte piastrelle son diventate la base della civilta. La porta e chiusa a chiave, ma vicino ce n'e un'altra che non lo e. Venite pure avanti… non disturbate, ci siamo solo io e un grosso moscone iridato. Ma non entrate, se siete di Manhattan, Kansas.


Era una di quelle mattinate chiare, luminose, quasi estive, che abbiamo qui, in California, all'inizio della primavera, prima che comincino i nebbioni. Le piogge sono terminate. Le colline sono ancora verdi e dalla vallata che taglia le alture di Hollywood si vede la neve, sulle montagne. Le pelliccerie fanno pubblicita alle liquidazioni annuali. Le case d'appuntamento specializzate in vergini sedicenni fanno affari a rotta di collo. E a Beverly Hills gli alberi di jacaranda cominciano a fiorire.

Facevo la posta al moscone iridato da cinque minuti, aspettando che si posasse. Ma lui non voleva posarsi. Voleva solo far picchiate e cabrate e cantare il prologo dei Pagliacci. Io mi ero preparato con la paletta in posizione, a mezz'aria. C'era una macchia viva di sole su un angolo della scrivania, e sapevo che, presto o tardi, sarebbe andato a finire in quel punto.

Ma quando ci arrivo, sulle prime non lo vidi nemmeno. Il ronzio cesso, e lui era la. E proprio allora suono il telefono.

Avanzai la mano sinistra, centimetro per centimetro. Una mano lenta, paziente. Alzai adagio il ricevitore e dissi sottovoce nel microfono:

– Un momento, prego.

Deposi l'apparecchio gentilmente sulla cartella marrone. Lui era ancora la, verde-bluastro, lucente e pieno di peccati. Trassi un profondo respiro e lasciai cadere il colpo. Quel che rimase, del moscone, schizzo in mezzo alla stanza, e cadde sul tappeto. Mi alzai, lo raccolsi per l'ala buona e andai a gettarlo nel cestino della carta straccia.



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