
– Da quanto tempo cercate alloggio?
– Ho appena cominciato. Perche tante domande?
– Mi fate ridere – dichiaro l'uomo, senza ridere. – In questa citta non si stanno ad esaminare le stanze. Si arraffano senza neanche vederle. Questo paesaccio e cosi affollato anche al giorno d'oggi, che io potrei guadagnare dieci dollari solo andando in giro a dire che qui c'e un posto libero.
– E un vero peccato – affermai. – E stato un certo Orrin P. Quest a parlarmi di questa camera. E cosi voi perdete un decione.
– Davvero?
Non aveva battuto ciglio. Non aveva mosso un muscolo. Tanto mi sarebbe valso parlare a una tartaruga.
– Non fate il villano con me – consiglio l'uomo. – Io sono un osso duro, per i villani.
Prese il sigaro dal portacenere di vetro verde e soffio una boccata di fumo. Poi mi fisso, attraverso la nuvola, coi suoi freddi occhi grigi. Io trassi di tasca una sigaretta, e me ne servii per grattarmi il mento.
– Che cosa capita, a quelli che fanno i villani con voi? – m'informai.
– Li costringete a reggervi il parrucchino?
– Lasciate stare il mio parrucchino – fece l'uomo, con violenza.
– Dolentissimo.
– C'e un cartello con "Tutto esaurito", sulla porta – riprese l'uomo. – Come va che voi siete venuto qui a cercare alloggio?
– Non avete capito bene il nome che vi ho detto – insistei. – Orrin P.
Quest. – E gli spiegai come si scriveva. Nemmeno questo lo rese felice.
Vi fu una pausa stagnante, elettrica.
L'uomo si volto di scatto e trasferi una pila di fazzoletti nella valigia.
Quando torno a rivolgersi a me aveva una luce circospetta, negli occhi. Ma erano stati occhi circospetti fin dall'inizio.
– E un vostro amico? – chiese con aria noncurante.
– Siamo cresciuti insieme.
– Un tipo quieto. – Osservo l'uomo, con disinvoltura. – Ho passato giornate intere, con lui. Lavora alla Societa Aerea Cal-Western, no?
