Camicie, calzini e altri capi di biancheria erano stesi sulla coperta e l'uomo stava riponendoli in valigia ordinatamente, senza fretta, fischiettando tra i denti una nenia sommessa, senza melodia.

Quando senti un cardine cigolare si irrigidi. La sua mano sfreccio verso il cuscino.

– Vogliate scusare – esclamai. – Il direttore mi aveva detto che questa stanza era libera.

L'uomo era calvo come un'arancia. Portava un paio di calzoni grigi, con le bretelle di plastica trasparente sopra una camicia blu. La sua mano usci di sotto al cuscino, si accosto al capo e torno giu. L'uomo si volto e aveva i capelli.

Erano incredibilmente naturali: lisci, bruni, senza scriminatura. Lo sconosciuto mi guardo male, da sotto la sua chioma.

– Potevate almeno bussare – protesto.

Aveva la voce profonda, un po' rauca e un viso largo, circospetto, che aveva visto molte cose.

– Perche avrei dovuto? Se il direttore mi ha detto che la stanza era vuota.

Lui accenno di si, soddisfatto, e smise di guardarmi male.

Mi feci avanti, senza essere invitato. Un giornaletto d'amore giaceva a faccia in giu, sul letto, vicino alla valigia. Un sigaro fumava, dentro un portacenere. La stanza era ben tenuta e ordinata, e, per quella casa, pulita.

– Il direttore deve aver creduto che ve ne foste gia andato – dissi cercando di sembrare un elemento pieno di buone intenzioni, con un certo talento per la verita.

– Tra mezz'ora me ne vado.

– Avete niente in contrario se mi guardo un po' attorno?

Lui sorrise, senza allegria.

– Non e molto che siete in citta, vero?

– Perche?

– Siete nuovo di questi paraggi, eh?

– Perche?

– Vi piacciono la casa e il quartiere?

– Non molto – affermai. – La stanza pero mi ha l'aria di andar bene.

– L'uomo sogghigno, mettendo in mostra una rivestitura di porcellana, molto piu chiara degli altri denti.



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