
Le uova nere invasero la sua sfera di luce, crudeli artigli corazzati si aprirono per ghermirlo… quelle furono le ultime impressioni che Whitlow ebbe di Marte.
Un paio d’istanti più tardi — poiché il congegno gli garantiva un trasporto istantaneo attraverso qualunque distanza spaziale — il signor Whitlow si trovò all’interno di una bolla che conservava per qualche miracolosa proprietà la normale pressione atmosferica terrestre anche negli abissi privi di maree dei mari venusiani. In posizione invertita rispetto a quella d’un pesce in un vaso, scrutò l’ondeggiante vegetazione fosforescente e i giganteschi edifici rivestiti di fango che in parte essa mascherava. Navi luccicanti e creature tentacolate gli sfrecciavano tutt’intorno.
Il capo dei molluscoidi rimirò l’intruso che era penetrato nei suoi giardini privati, con un’altera disapprovazione che neppure la sorpresa riuscì a scuotere.
«E lei cos’è?» pensò, gelido.
«Sono… sono venuto qui per informarla della minacciata violazione d’una tregua durata millenni».
Cinque occhi in cima a lunghi peduncoli lo fissarono con una freddezza uguale al pensiero che continuava a bussargli nel cranio: «Ma cos’è lei?»
Un improvviso impulso di dolente onestà costrinse il signor Whitlow a rispondere: «Suppongo… suppongo che lei mi chiamerebbe un guerrafondaio».
