
«Sì, fallo».
«Benissimo. Tuttavia temo che quel congegno proteggerà la sua mente, oltre al suo corpo. Tuttavia, vale la pena tentare».
«Signor Whitlow», pensò d’un tratto il capo, «è giunto il momento di passare ad argomenti più concreti. Ogni sua successiva parola fa sembrare la sua proposta ancor più irrazionale, e i suoi motivi sempre più incomprensibili. Se si aspetta che noi mostriamo un serio interesse, deve dar subito una chiara risposta a questa domanda: perché vuole che attacchiamo la Terra?»
Whitlow si contorse tutto: «Ma è proprio la domanda alla quale non posso rispondere».
«Mettiamola così, allora», continuò il capo, paziente. «Quale vantaggio personale si aspetta di conseguire dal nostro attacco?»
Whitlow si erse in tutta la sua statura e si raddrizzò la cravatta:
«Nessuno! Nessuno in assoluto! Non cerco niente per me stesso!»
«Vuole dominare la Terra?» insisté il capo.
«No! No! Detesto ogni forma di tirannia».
«Una vendetta, allora? La Terra le ha fatto del male e lei sta cercando di ripagarla con la stessa moneta?»
«Assolutamente no! Non mi piegherei mai a un simile barbaro comportamento. Io non odio nessuno. Il desiderio di vedere qualcuno ferito è la cosa più lontana dai miei pensieri».
«Suvvia, suvvia, signor Whitlow! Ci ha appena sollecitato ad attaccare la Terra. Come può far quadrare questo coi suoi sentimenti?»
Whitlow si rosicchiò il labbro, perplesso.
Il capo approfittò della pausa per una rapida domanda al coleotteroide anziano: «Qualche progresso?»
«Nessuno. Afferrare la sua mente è straordinariamente difficile. E, come avevo previsto, c’è uno schermo».
Whitlow scrollò le spalle, gli occhi fissi all’orizzonte bordato di stelle.
«Vi dirò questo», riprese. «È soltanto perché amo moltissimo la Terra e l’umanità, che voglio che voi l’attacchiate».
