«Ha scelto uno strano modo di dimostrare il suo affetto», dichiarò il capo.

«Sì», continuò Whitlow, accalorandosi ancor di più, gli occhi ancora perduti lontano. «Voglio che lo facciate per porre fine alla guerra».

«Questa faccenda sta diventando sempre più misteriosa. Scatenare una guerra per farla cessare? Questo è un paradosso che richiede una spiegazione. Faccia attenzione, signor Whitlow, o io stesso cadrò nel vostro errore di giudicare tutti gli alieni mostri malefici e dementi».

Whitlow distolse lo sguardo dall’orizzonte e lentamente lo abbassò sul capo. Sospirò. «Immagino che farò meglio a dirvelo», borbottò. «È probabile che alla fine l’avreste scoperto lo stesso. Anche se sarebbe stato più semplice nell’altra maniera…»

Spinse indietro la capigliatura ribelle e si massaggiò la fronte mostrando un po’ di stanchezza. Quando riprese a parlare, lo fece con un tono assai meno retorico: «Sono un pacifista. Ho dedicato la vita al compito di prevenire la guerra. Amo i miei simili. Ma essi sono immersi fino al collo negli errori e nel peccato. Sono vittime delle loro più basse passioni. Invece di marciare fiduciosi, la mano nella mano, verso il glorioso conseguimento dei loro sogni, insistono a impegolarsi nei più assurdi conflitti, nelle guerre più abbiette».

«Forse c’è un motivo», suggerì il capo, in tono pacato. «Alcune diseguaglianze che devono esser livellate per…»

«Per favore», l’interruppe il pacifista in tono di rimprovero. «Queste guerre sono diventate sempre più violente e terribili. Io, ed altri, abbiamo tentato di ragionare con la maggioranza, ma invano. Essi persistono nella loro idea fissa. Mi sono lambiccato il cervello per trovare una soluzione. Ho preso in considerazione qualunque rimedio concepibile. Dall’istante in cui sono venuto in possesso di… ehm… del congegno, ho cercato per tutto il cosmo, perfino in altre correnti temporali, il segreto per prevenire la guerra.



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