— Con chi stai parlando? — domandò la ragazza.

— Con lui. Blood.

— Il cane?!

Blood la fissò e poi la ignorò. Fece per dire qualche cosa ma la ragazza lo interruppe. — Allora è vero quello che dicono… che voi parlare con gli animali…

— Hai intenzione di stare ad ascoltarla tutta la notte o vuoi sentire perché sono entrato?

— Va bene, perché sei qui?

— Siamo nei guai, Albert.

— Avanti, piantala con queste fesserie. Che cosa c’è?

Blood indicò con la testa la porta principale dell’YMCA.

— Una banda. Hanno circondato l’edificio. Ne ho contati quindici o venti, forse di più.

— Come diavolo hanno fatto a sapere che eravamo qui?

Blood sembrò mortificato. Abbassò la testa.

— Allora?

— Qualche altro bastardo deve aver fiutato il suo odore nel cinema.

— Magnifico.

— E adesso?

— Adesso li facciamo fuori, ecco. Hai qualche altro suggerimento?

— Solo uno.

Aspettai. Lui ghignò.

— Tirati su i pantaloni.

III

La ragazza, quella Quilla June, era abbastanza al sicuro. Le avevo fatto una specie di riparo con i materassini, che erano circa una dozzina. Non avrebbe corso il rischio di prendersi qualche pallottola vagante e, se non fossero venuti a cercarla, non l’avrebbero vista. Mi arrampicai su una delle funi che pendevano da una trave e mi sdraiai là con la Browning ed un paio di caricatori di riserva. Avrei dato chissà cosa per avere un’arma automatica, un mitragliatore Bren o un Thompson. Controllai la 45, mi assicurai che fosse carica e misi i colpi di riserva sulla trave. Da quella posizione potevo dominare tutta la palestra.



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