— Va bene, andiamo.

Lui si alzò e mi seguì, con la lingua penzoloni, ansando per la contentezza. Continua pure a ridere, furbone. Niente popcorn, per te!


La Nostra Banda era composta di vagabondi che non erano mai stati capaci di sopravvivere con il saccheggio, così avevano optato per la comodità e avevano trovato un modo furbo per procurarsela. Ai ragazzi piaceva il cinema e così si erano impadroniti del Metropole. Nessuno cercò di cacciarli dal loro territorio, perché tutti avevamo bisogno dei film, e finché la Nostra Banda riusciva a trovare film da proiettare, forniva un utile servizio, anche per i singoli come me e Blood. Soprattutto per i singoli come noi.

Fui costretto a lasciare la mia 45 e la Browning 22 lunga alla porta. Proprio accanto alla biglietteria c’era una piccola nicchia. Prima comperai il biglietto: il prezzo era un barattolo di Filadelfia Oscar Meyer per me ed una scatola di sardine per Blood. Poi la guardia della Nostra Banda con il mitragliatore mi fece segno di andare al banco e io consegnai le pistole. Vidi dell’acqua che gocciolava da una tubatura rotta sul soffitto e dissi al custode, un tipo con la faccia piena di grosse verruche, di spostare le mie armi sul lato asciutto. Lui mi ignorò. — Ehi, tu, fottuto bastardo, sposta la mia roba dall’altra parte… si arrugginisce in fretta… e se si rovina, ti spacco le ossa!

Accennò una reazione, e diede un’occhiata alle guardie con il mitragliatore; sapeva che se mi avessero sbattuto fuori avrei perso quello che avevo pagato per entrare, ma quelle non avevano voglia di agitarsi, forse per la stanchezza, e gli fecero cenno di lasciar correre, di fare come avevo chiesto. Così quel rospo spostò la mia Browning dall’altra parte della rastrelliera e sistemò più sotto la 45.



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