
«Lo so, lo so. Mi preoccupo tanto. Sonja sta bene. Rick sta bene. Niente di spaventoso succederà da qui alla prima settimana di luglio, e allora vi vedremo. Baci, i Cleary. P.S. È mai caduto qualcuno dal Picco Pike?»
Nessuno ha detto niente. Ho ripiegato la lettera, rimettendola nella busta.
— Gli avrei dovuto scrivere — ha detto mamma. — Avrei dovuto dirglielo, «Venite adesso». Allora sarebbero stati qui.
— E probabilmente quel giorno saremmo saliti sul Picco Pike, appena in tempo per vedere tutto che saltava in aria, noi compresi — disse David, alzando la testa. È scoppiato a ridere, mentre la voce gli si spezzava. — Credo che dovremmo essere contenti che non siano venuti.
— Contenti? — ha detto mamma. Si strofinava le mani sulle gambe, contro la stoffa di jeans. — Suppongo che dovremmo essere contenti se quel giorno Carla ha portato Melissa e il bambino a Colorado Springs, così non sono rimaste molte bocche da sfamare. — Strofinava i suoi jeans così forte che avrebbe finito col farci un buco. — Suppongo che dovremmo essere contenti se quei razziatori hanno sparato al signor Talbot.
— No — ha detto papà. — Ma dovremmo essere contenti che non abbiano sparato anche al resto di noi. Dovremmo essere contenti che abbiano preso solo il cibo in scatola e non i semi. Dovremmo essere contenti che gli incendi non siano arrivati così lontano. Dovremmo essere contenti…
— Di avere ancora il servizio postale? — ha soggiunto David. — Dovremmo essere contenti anche per quello? — È uscito, chiudendosi la porta alle spalle.
— Quando non ho più avuto notizie, avrei dovuto chiamarli o qualcos’altro — ha detto mamma.
Papà stava ancora fissando la plastica rovinata. Gli ho portato la lettera. — La vuoi tenere o no? — gli ho chiesto.
— Penso che abbia fatto il suo tempo — ha detto lui. Poi l’ha appallottolata, l’ha gettata nella stufa sbattendo lo sportellino. Non si è nemmeno bruciato. — Vieni ad aiutarmi con la serra, Lynn — ha detto.
