— Te l’ho detto — ho risposto. — Ho trovato la lettera cercando il giornale della signora Talbot.

Lui si è voltato puntando la spinatrice verso di me. — Ma per qualsiasi ragione l’abbiano fatto, si sono fatti crollare tutto il mondo addosso. Che lo volessero o no, hanno dovuto sopportare le conseguenze.

— Se sono sopravvissuti — ho detto. — Se qualcuno non gli ha sparato.

— Non posso più lasciarti andare all’ufficio postale — ha detto. — È troppo pericoloso.

— E i giornali della signora Talbot?

— Va a controllare il fuoco — mi ha detto.

Sono rientrata in casa. David era ritornato e se ne stava di nuovo in piedi davanti al camino, a guardare la parete. Mamma aveva aperto il tavolo da gioco e le sedie pieghevoli davanti al camino. La signora Talbot era in cucina a affettare patate, solo che, dal modo in cui piangeva, sembrava fossero cipolle.

Il fuoco si era praticamente spento. Ho infilato dentro un paio di fogli di giornale per farlo riprendere. Il fuoco si è ravvivato con una fiammata blu-verde brillante. Ho gettato un paio di pigne e qualche rametto sulla carta infiammata. Una delle pigne è rotolata fuori di lato ed è rimasta là sulla cenere. Ho tentato di afferrarla, sfiorando con la mano lo sportello della stufa.

Proprio nel solito posto. Fantastico. La vescica avrebbe fatto saltare via la vecchia crosta, così avremmo ricominciato tutto daccapo. E naturalmente mamma stava proprio là, con la pentola di minestra di patate in mano. L’ha messa sulla stufa e mi ha afferrato la mano come fosse la prova di un crimine o cose del genere. Non ha detto nulla. È rimasta là a stringerla, sbattendo le palpebre.



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