
— L’ho bruciata — ho detto. — L’ho solo bruciata.
Lei ha sfiorato i bordi della vecchia crosta come se avesse paura di prendersi qualcosa.
— È una bruciatura! — ho urlato, tirando via la mano e ammassando gli stupidi ciocchi di David nella stufa. — Non è malattia da radiazioni. È una bruciatura!
— Sai dov’è tuo padre? — mi ha detto.
— È fuori sul retro — ho risposto, — a costruire la sua stupida serra.
— Se n’è andato. Si è portato via Stitch.
— Non può aver preso Stitch! Stitch ha paura del buio. — Lei non ha detto nulla. — Ma lo sai come è buio là fuori?
— Sì — e ha guardato fuori dalla finestra. — Lo so che è buio.
Ho preso il mio giaccone appeso al gancio accanto al camino e ho cercato di uscire.
David mi ha afferrato il braccio. — Dove diavolo credi di andare?
Mi sono svincolata. — A trovare Stitch. Lui ha paura del buio.
— È troppo scuro — ha detto lui. — Ti perderai.
— E allora? È più sicuro che girare qua intorno, — ho detto, sbattendogli la porta in faccia.
Ero a metà strada dalla catasta di legna, ma lui mi aveva già raggiunto.
— Lasciami andare — gli ho detto. — Me ne vado. Vado a cercare dell’altra gente con cui vivere.
— Non esiste altra gente! Per amor di Dio, lo scorso inverno siamo arrivati giù fino a South Park. Non c’era nessuno. Non abbiamo nemmeno visto quei razziatori. E se ti imbattessi in quelli che hanno sparato al signor Talbot?
— Se li incontro? Il peggio che possono fare è spararmi. Mi hanno già sparato una volta.
— Ti comporti come una pazza. Lo sai questo, no? — mi ha detto. — Piombare qui, tirare colpi a casaccio su tutti quanti con quella folle lettera!
— Colpi a casaccio! — ho esclamato, così infuriata che temevo di mettermi a piangere. — Colpi a casaccio! E l’estate scorsa, allora? Chi ha sparato a casaccio?
