
«Lo conosce il vecchio adagio: ‘Non criticare, se non sei sicuro di essere al riparo dalle critiche’?»
«Stia zitto!» sbottò Hodges. Fece per aggiungere qualcosa, ma poi ci ripensò, uscì furibondo dalla stanza, afferrò cappotto e berretto e uscì a precipizio nella notte nevosa.
«Vecchio stupido», mormorò fra sé mentre si dirigeva a sud, fuori dalla città. Ce l’aveva con se stesso per non avere saputo impedire a Traynor di distogliere l’attenzione dalla questione che gli stava a cuore. Era vero che la squadra della manutenzione si occupava del suo parco da molti anni. Un giorno erano arrivati spontaneamente; lui non aveva domandato nulla, ma non aveva nemmeno fatto qualcosa per farli smettere.
La lunga camminata nella notte gelida stemperò i suoi sensi di colpa per la faccenda del parco. Dopotutto, non aveva nulla a che fare con i suoi pazienti. Quando arrivò al vialetto di casa, decise di offrire una somma di denaro per i servizi ricevuti. Non voleva che quella faccenda fosse usata per attenuare la sua protesta riguardo a questioni ben più serie.
Girò intorno alla casa e si avvicinò alla porta laterale della costruzione in legno che collegava l’edificio alla rimessa. Scosse la neve dagli scarponi ed entrò. Si tolse cappotto e berretto, li appese nello stanzino che fungeva da ingresso posteriore ed entrò in cucina con in mano il fascio di fotocopie, che poi appoggiò sul tavolo.
Si diresse quindi verso la biblioteca dove si versò da bere, visto che il suo bicchiere di whisky lo aveva abbandonato al bar, poi udì un bussare insistente alla porta.
Chiedendosi chi potesse essere a quell’ora, tornò indietro e strofinò con la manica il vetro della porta, offuscato dal vapore. Riuscì a malapena a scorgere chi c’era dall’altra parte.
«Be’?» borbottò, mentre faceva scattare la serratura e apriva la porta. «Tutto considerato, è un po’ strano che tu venga a farmi visita, soprattutto a quest’ora.»
