
Perciò gli venne ordinato di presentarsi all’Uomo del Tic-Tac. L’annuncio venne irradiato su tutti i canali di tutti i mezzi di comunicazione. Gli fu ordinato di presentarsi là alle 7.00 e, maledizione, puntuale. E attesero, e attesero, e attesero, ma lui non comparve fin verso le dieci e mezzo, e allora si limitò a cantare una canzoncina sul chiaro di luna in un posto che nessuno aveva mai sentito nominare e che si chiamava Vermont, e sparì di nuovo. Ma tutti avevano aspettato fin dalle sette, e questo era stato un disastro per le loro tabelle orarie. Perciò restava ancora il quesito: Chi è l’Arlecchino?
Ma la domanda che non veniva formulata (la più importante delle due) era: come abbiamo fatto a metterci in questa situazione, se un buffone ridente e irresponsabile può disorganizzare tutta la nostra vita economica e culturale con centocinquantamila dollari di gelatine…?
Gelatine, Diosanto! È una pazzia! Dove ha preso il danaro per comprare centocinquantamila dollari di gelatine? (Sapevano che dovevano essere costate tanto, perché avevano distaccato un team di Analisti Situazionali, facendo abbandonare loro un altro incarico, li avevano portati sui marciapiedi mobili a raccogliere e a contare le gelatine, e a fornire risultanze, e questo sconvolse le loro tabelle orarie e causò il ritardo di un giorno almeno nell’attività del loro settore). Gelatine? Gelatine? Un secondo — un secondo giustificato — nessuno ha prodotto gelatine da più di un secolo. Dove si è procurato le gelatine?
Ecco un’altra domanda intelligente. Molto probabilmente non troverà mai una risposta soddisfacente. Ma quante domande la trovano?
Adesso conoscete la parte centrale. Ecco l’inizio. Comincia così:
Una rubrica da scrivania. Giorno per giorno, e girate la pagina ogni giorno. 9:00 — aprire la posta. 9:45 — appuntamento con la commissione per la pianificazione. 10:30 — discutere i diagrammi degli stati d’avanzamento delle installazioni con J.L. 11:45 — preghiera per la pioggia. 12:00 — pranzo. E così via.
