Sarebbero potute essere nell’interno del blocco di cristallo; oppure esclusivamente nella sua mente. In ogni modo, per GuardalaLuna furono del tutto reali. Eppure, in qualche modo, il consueto, automatico impulso di scacciare gli invasori del suo territorio era stato placato e ridotto all’acquiescenza.

Egli stava contemplando un pacifico gruppo familiare, che differiva per un solo aspetto dalle scene a lui note. Il maschio, la femmina e i due piccoli apparsi misteriosamente dinanzi a lui erano ingozzati e satolli, con la pelle liscia e lustra… ed era questa una condizione di vita che GuardalaLuna non aveva mai immaginato. Inconsciamente, egli tastò le proprie costole sporgenti; le costole di quelle creature erano celate da pieghe di grasso. Di quando in quando si muovevano pigramente, mentre riposavano tranquillamente accanto all’imboccatura di una caverna, apparentemente in pace con il mondo. Ogni tanto, il grosso maschio emetteva un rutto monumentale di soddisfacimento.

Non vi fu alcun’altra attività, e, dopo cinque minuti, la scena improvvisamente svanì. Il cristallo non era più che un baluginante profilo nelle tenebre.

GuardalaLuna si riscosse, come destandosi da un sogno, capì bruscamente dove si trovava, e ricondusse la tribù alle caverne.

Non serbò alcun ricordo conscio di ciò che aveva veduto; ma quella notte, mentre sedeva rimuginando all’imboccatura del rifugio, le orecchie sintonizzate sui rumori del mondo circostante, sentì i primi lievi fremiti d’una nuova e potente emozione. Era una sensazione vaga e diffusa di invidia… di insoddisfazione per la propria vita. Non aveva la benché minima idea di ciò che la causava, e tanto meno del modo di guarirla; ma lo scontento era entrato nell’anima sua, ed egli aveva mosso un piccolo passo verso l’umanità.



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