Quegli istinti avevano ben servito i suoi progenitori, nei tempi delle tiepide piogge e di una lussureggiante fertilità, quando il cibo aspettava ovunque di essere raccolto. Ora i tempi erano cambiati, e la saggezza ereditata dal passato era diventata pura follia.

Gli uominiscimmia dovevano adattarsi a morire come i più grossi animali scomparsi prima di loro e le cui ossa giacevano ormai racchiuse nelle colline di arenaria.

Così GuardalaLuna fissava senza batter ciglio il monolito di cristallo, mentre il suo cervello restava aperto alle ancora incerte manipolazioni della nuova pietra. Spesso era assalito dalla nausea, ma sempre si sentiva affamato; e di tanto in tanto le mani di lui si stringevano inconsciamente nei gesti che avrebbero determinato il suo nuovo sistema di vita.

* * *

Mentre la fila di facoceri attraversava, annusando e grugnendo, la pista, GuardalaLuna si fermò di colpo. Facoceri e uominiscimmia si erano sempre ignorati a vicenda, in quanto non esisteva alcun contrasto di interessi tra loro. Come quasi tutti gli animali che non gareggiavano per lo stesso cibo, essi si limitavano a tenersi lontani gli uni dagli altri.

Eppure adesso GuardalaLuna rimase immobile a guardarli, titubando, avanzando e indietreggiando incerto, mentre veniva sferzato da impulsi che non riusciva a capire. Poi, come in sogno, cominciò a cercare al suolo… pur non essendo in grado di spiegare che cosa anche se fosse stato capace di esprimersi. Avrebbe riconosciuto la cosa non appena l’avesse veduta.

Era un sasso pesante, appuntito, lungo circa quindici centimetri, e, sebbene non si adattasse perfettamente alla sua mano, poteva andare. Facendo oscillare il braccio, interdetto dal peso improvvisamente accresciuto della mano, provò una sensazione piacevole di potenza e di autorevolezza. Incominciò a muoversi verso il facocero più vicino.



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